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Pescara, 25/07/2024
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Data: 01/05/2016
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bussi, Brioni: la festa triste del lavoro. Un Primo maggio segnato dalle aree di crisi del Pescarese e dalla disoccupazione giovanile raddoppiata in sette anni. Anche due settori trainanti come turismo e commercio in affanno per colpa di inquinamento e grande distribuzione.

Tutto è pronto. La grancassa dei festeggiamenti, con le dichiarazioni di prammatica e il giusto condimento di retorica e luoghi comuni, risuonerà nei luoghi scelti per omaggiare oggi la festa dei lavoratori. Tutti tranne piazza Salotto, a causa del rinvio in extremis del Concertone per le pessime previsioni meteo. Nelle sale della Provincia, invece, verrà riproposta l’iniziativa Il lavoratore ideale, manifestazione voluta da Cgil, Cisl e Uil, con l’assessorato provinciale, per premiare i lavoratori distintisi per capacità e impegno. E poi il concerto in piazza Salotto, mentre a Genova e a Roma andranno in scena le grandi kermesse nazionali organizzate per ricordare, semmai ve ne fosse bisogno, che occorre dare «più valore al lavoro, alla contrattazione, all’occupazione e alle pensioni», come recita lo slogan scelto quest’anno dalle organizzazioni sindacali. Ma il frastuono dei decibel e le bandiere tricolore non riusciranno a far dimenticare, neppure per un momento, l’agenda, piena di pensieri e di preoccupazioni, rimasta sulla scrivania dei sindacalisti. Gli stessi che domani incontreranno la giunta regionale e il mondo imprenditoriale per discutere del Masterplan e stilare il piano di rilancio di un territorio che ha smarrito la strada dello sviluppo e del lavoro.
DAI IMPIETOSILa buona novella raccontata da chi inneggia alla ripresa e alla fine della crisi contrasta con la fredda scansione delle analisi numeriche: secondo i dati forniti dalla Cisl, il tasso di disoccupazione giovanile nella provincia di Pescara è passato dal 15,2 % del 2008 al 29,9% del 2015; il dato generale, nello stesso periodo di riferimento, è salito dal 6.9% all’11,5%, l’indice di occupazione dal 59,4% è diminuito al 50,5%.
Dietro le cifre, la preoccupante recessione che investe il territorio, con la mancata reindustrializzazione e bonifica di Bussi, la vertenza della Brioni, il turismo che boccheggia sotto la scure dell’inquinamento delle acque, il commercio, schiacciato dalla grande distribuzione, indebolita a sua volta dalla sproporzione tra offerta e utenza.
LA PIAGA DEI VOUCHER«Il problema – spiega Roberto Campo, segretario regionale della Uil – è che il capoluogo adriatico, che non è sede di grandi imprese, ha subìto un’ulteriore frammentazione del settore produttivo». A complicare il tutto, l’impennata dei voucher lavoro di cui, aggiunge Emilia Di Nicola della Cgil, «si fa un uso distorto. Infatti, lo strumento che avrebbe dovuto contrastare il lavoro nero è diventato un incentivo alla precarizzazione». La radicalizzazione della crisi va a braccetto con i tempi elefantiaci della macchina amministrativa. «Pensiamo – continua Campo – ai fondi per la depurazione delle acque, che sono anche ingenti. Ma le previsioni di spesa rischiano di colorare di marrone ancora per anni il mare Adriatico».
«E hai voglia poi a dire che bisogna puntare sul turismo e il suo indotto – sottolinea Umberto Coccia della Cisl - Come facciamo a creare un piano di marketing territoriale, con gli indubbi vantaggi a livello occupazionale che ne deriverebbero, se persistono tali criticità? Per non parlare delle opere pubbliche, ferme da anni. Così non si riusciranno mai a creare nuovi posti di lavoro». «È venuto il tempo di attuare una concertazione di interventi - rimarca Di Nicola - Finora abbiamo assistito solo a degli spot». Perché, ribadisce Coccia, «un conto è la narrazione, un conto la realtà».
E anche la propaganda, gli espedienti dialettici e i neologismi creati ad hoc nulla possono di fronte alla consapevolezza di una crisi che non fa prigionieri, ma solo vittime. Per le quali il Primo Maggio è sì la festa del lavoro. Quello che non c’è.

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