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Pescara, 24/07/2024
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Data: 17/08/2018
Testata giornalistica: Il Messaggero
La catastrofe di Genova - Autostrade, tensione nel governo. Pressing Consob, la Lega frena: «Da M5S solo processi emotivi». Il governo si divide su Autostrade. Il titolo perde il 22%

ROMA La minaccia di revocare la concessione dopo il disastro di Genova che ha provocato almeno 38 morti è sul tavolo. Ed ha affossato in Borsa i titoli di Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton a cui fa capo Autostrade per l'Italia. Poi però dal governo c'è anche la richiesta, formalizzata con una lettera inviata alla società, di ricostruire a sue spese non solo il viadotto crollato ma anche tutte le altre aree danneggiate. Insomma intanto aprite il portafoglio. Gli investitori però si spaventano e anche se il governo non è compatto nel frattempo vendono. Le azioni del gruppo, sotto fortissima pressione fin dall'avvio, hanno chiuso con un calo del 22,26% a 18,3 euro. In un solo giorno il valore della società che gestisce più della metà delle autostrade italiane è calato di 4,2 miliardi attestandosi poco sopra 15 miliardi.
I NODI
L'ipotesi che il governo gialloverde possa intervenire sui contratti che assegnano ai Benetton la gestione delle austrade dopo il disastro di Genova intanto manda in rosso anche le azioni delle altre società del settore scambiate sul listino. Scivolano così Astm del gruppo Gavio (-10,5%), la controllata Sias, che gestisce la Torino-Milan (- 7,3%), e Autostrade Meridionali (-2,9%). Un'ondata di vendite che ha trascinato giù tutta Piazza Affari (-1,8%).
La revoca delle concessioni, penali miliardarie da pagare a parte, resta comunque complicata. Il blog dei 5 stelle in un post ha chiarito che le concessioni verranno revocate «qualora ce ne siano le condizioni». Ma Di Maio in serata, dopo quella che era sembrata una frenata, torna all'attacco. E si spinge fino a dire: «Se Autostrade non è stata in grado di gestire le concessioni lo potrebbe fare lo Stato». «La nostra intenzione è revocare la concessione - scandisce -. La posizione del Governo è che chi non vuole revocarle deve passare sul mio cadavere. C'è un volontà politica chiara». Poi prosegue: «Anche Salvini è d'accordo e il presidente del Consiglio Conte ci ha messo la faccia». «La sentenza sono 40 morti e un ponte crollato. Se vogliono fare gli azzeccagagarbugli facciano», insiste Di Maio in tv su La7 sottolineando che al governo spetta «l'azione morale di togliere le concessioni». Ma nessuna «vendetta» contro i Benetton. «Non è che questa storia nasce col ponte Morandi, noi in Parlamento - sostiene - è da 6 anni» che vediamo queste cose «e in ogni finanziaria abbiamo visto norme ad hoc che favorivano questi concessionari». Il vice premier assicura poi che lo Stato non pagherà penali miliardarie. «Se la motivazione è giusta, e per ora ci sono quasi 40 morti, non credo che vadano pagate».
La Lega però per bocca del responsabile economico e vice ministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi frena e spera nel dialogo con Autostrade: «La revoca delle concessioni - dice al Foglio - è una ipotesi che resta sul tavolo, come strumento di pressione, ma non è quella che speriamo di dover praticare». Più cauto Salvini, che tuttavia sulla revoca in pubblico conferma: «L'iter è partito, però Genova non può aspettare. In attesa che gli avvocati e i giudici facciano il loro lavoro, stiamo facendo di tutto perché Autostrade apra il portafoglio. Di concessioni, penali e cavilli parleremo dalla settimana prossima». Poi aggiunge: «Mi aspetto che venga sospeso il pagamento del pedaggio».
Il ministero dei Trasporti intanto con decreto del 14 agosto ha istituito una «Commissione ispettiva per svolgere verifiche e analisi tecniche sul crollo». Il dicastero guidato da Danilo Toninelli in una nota ha precisato che «intende fare luce sull'accaduto e avviare tutti gli accertamenti necessari, nel rispetto del contraddittorio con le parti interessate, per la contestazione di eventuali inadempienze del concessionario, soggetto su cui, ai sensi dell'art. 14 del Codice della strada, ricade la responsabilità di assicurare la sicurezza dell'infrastruttura». Una procedura che potrebbe portare a un eventuale revoca della concessione. Il ministero delle Infrastrutture ha poi avviato un'azione di monitoraggio sullo stato di conservazione delle opere, viarie e non, per cercare di prevenire qualsiasi situazione di pericolo e nuove tragedie.
Immediata la replica di Autostrade che «si dichiara fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario». Poi il gestore ha ribadito di aver svolto «attività di monitoraggio e manutenzione» sulla base dei migliori standard internazionali». In mattinata era stata invece Edizione, la holding dei Benetton che controlla Atlantia, a sottolineare che «farà tutto ciò che è in suo potere per favorire l'accertamento delle responsabilità dell'accaduto». La società aveva poi sottolineato che il gruppo «negli ultimi 10 anni» ha «investito oltre 10 miliardi nell'ammodernamento della rete»..
Intanto dopo l'incidente e le «difficoltà di quantificare le conseguenze finanziarie» del disastro la società valutazione del credito Standard & Poor's ha messo sotto osservazione Atlantia per un possibile taglio del rating.

Pressing Consob, la Lega frena: «Da M5S solo processi emotivi»

ROMA E al terzo giorno arrivò la frenata. Brusca e inequivocabile. Matteo Salvini, un po' com'era accaduto a fine maggio per la richiesta di impeachment contro il capo dello Stato, cambia strategia e manda avanti da soli il premier Giuseppe Conte e il vice Luigi Di Maio a chiedere la revoca della concessione ad Atlantia, la società che controlla Autostrade.
Uno stop che ha tante ragioni. La prima è pratica: troppi tecnici del diritto, troppi esperti, sostengono che per lo Stato revocare la concessione sarebbe un danno. Roba da 15-20 miliardi. In più, Atlantia non sarebbe più tenuta a realizzare (a sue spese) la Gronda di ponente: la grande opera pubblica che allenterebbe la mole di traffico che assedia Genova e che da tempo era prevista per alleggerire il viadotto Morandi, crollato il 14 agosto.
LA STRATEGIA
La seconda ragione è motivata, nell'entourage di Salvini, «all'approccio pragmatico» del leader leghista. E' vero, a Ferragosto anche il vicepremier lumbard si era detto d'accordo alla «revoca immediata della concessione». Ma ieri, comprese le difficoltà dell'operazione, ha virato. E ora chiede ad Atlantia soldi a favore delle famiglie delle vittime e investimenti per gli enti locali coinvolti dal disastro. «E poi se davvero i vertici di Atlantia fossero colpevoli non gli ritiri la concessione, li spedisci all'ergastolo. Aspettiamo la magistratura, evitiamo i processi sommari di cui sono appassionati i grillini», aggiunge non senza sarcasmo un ministro leghista.
«La nostra impostazione», spiegano nell'entourage di Salvini, «è diversa da quella di Di Maio e dei 5Stelle. Meno ideologica, meno emotiva e più pratica. Salvini ha chiamato i vertici di Atlantia e lavora per portare un aiuto immediato ai familiari di chi ha perso la vita nel crollo, alla città di Genova e agli altri enti locali coinvolti dal disastro. Insomma, noi puntiamo a ottenere risultati immediati o a breve. I grillini, invece, conducono una battaglia simbolica e ideologica, dall'esito incerto». La sintesi: «E' troppo parlare di scontro nel governo, si tratta piuttosto di diversità di linea. Si può dire che Salvini ha preso una bonaria presa di distanza dai 5stelle...».
Dietro la sterzata del capo leghista c'è anche la moral suasion della Consob. Ieri mattina, dopo che Atlantia non era riuscita neppure a fare prezzo per poi attestarsi attorno a -22%, i vertici della Commissione per la Borsa hanno fatto partire una serie di telefonate, destinatari Palazzo Chigi e i ministri di maggior peso. La richiesta: moderare i toni, evitare proclami a Borsa aperta, soprattutto lasciare parlare solo il ministro competente Danilo Toninelli. L'avvertimento: attenti a non incorrere nel reato di aggiotaggio. Secondo gli osservatori il titolo sconta sì una situazione grave (costi di ricostruzione del viadotto, indennizzi e spese legali), ma non la revoca della concessione, ritenuta improbabile.
C'è da dire che anche i 5Stelle, nonostante Di Maio avesse aperto la giornata tornando ad annunciare l'intenzione di togliere la rete autostradale dalle mani di Atlantia, con il passare delle ore e lo smarcamento leghista hanno preso consapevolezza che l'operazione è tutt'altro che semplice. Risultato: all'ora del caffé il MoVimento ha diffuso un comunicato per chiedere le «dimissioni immediate» dei vertici di Atlantia e per far sapere che la revoca della concessione avverrà «qualora ce ne siano le condizioni». Altra frenata: «Aspettiamo il lavoro della magistratura nell'accertare eventuali responsabilità». In ritirata anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che subordina «l'eventuale revoca» al lavoro della commissione d'indagine. Un bel passo indietro rispetto alla gogna e al patibolo tirati su nelle precedenti quarantott'ore, quando i 5Stelle già avevano emesso le sentenze di colpevolezza. Con un problema: in serata Di Maio tiene il punto: «La revoca impegna tutto il governo».
L'ALTRO FRONTE
Ma c'è di più. C'è che anche su questa vicenda emergono le distanze tra i grillini e i leghisti. Di Maio sostiene di non voler fare «una nuova Iri», però propone di trasferire allo Stato «tutti gli asset strategici», comprese «la rete autostradale e quelle della telecomunicazioni». Un'impostazione che ha fatto venire i brividi allo stato maggiore lumbard: «La sovranità appartiene al popolo e per gli asset strategici dobbiamo assolutamente considerare la gestione dello Stato». Secca la replica di un esponente di alto rango della Lega: «Noi non siamo statalisti e questa roba non è scritta nel contratto di governo. Dunque, Di Maio si rassegni: la nazionalizzazione della rete autostradale se la può dimenticare». Pausa, sospiro: «Sull'onda dell'emotività abbiamo sentito cose davvero senza alcun senso».

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